…perché l’estetica non è importante, è tutto!

PUGLIA, ancora tu. Una piccola storia d'amore con una terra. (parte 1)
Quelle fave dimenticale. Inutile provarci a spiegare la ricetta. Ci vogliono quelle fave. 
Ci vuole la menta, ci vuole l'olio evo di qua, ci vogliono una serie di cose di qua. 

Non c’è niente come ieri. Parte così mercoledì, mentre Isaac gioca a ‘quanto mi piace una città da zero a dieci‘ con i seguenti risultati:

Bologna 60

Bassano 60

Parigi 104

Roma 100

Puglia 99 (cosa c’è prima del 100?!)

Ma mi devo ricredere. Perchè qui oggi è meglio di ieri. Ed è un altra lezione, perché Porto Cesareo con Torre Lapillo, ed il bagno Tabù, sono bellissimi. Direttamente nel cuore della movida salentina. Mi brillano gli occhi. Il mare è stupendo ma mentre la spiaggia di ieri era una distesa oggi è raccolta, una piccola baia dove pare arrivano solo pochi intimi, ma è solo maggio, poi si stra-riempirà. Resto sconvolta perchè è pieno di stragnocche e dio mi sento improvvisamente più vecchia. Tutto un cosce, chiappe e tette, curve strette e fuori misura, e poi un colore inarrivabile come non ne ho visto mai. Marrone-nutella-petrolio-velluto e poi rosso. Qui non si risparmia nulla, a cominciare dalla femminilità, qui ogni maggio è un tatuaggio nuovo e si osa senza ritegno. Le femmine in gruppo sono tremende e non si tengono, si muovono come branchi di pesci affamanti di plancton.

Si sta bene, c’è un silenzio e una calma mossi appena dal vento e dalle urla dei miei bimbi. C’era una coppia accanto a noi che non capisco, perchè sono troppo cauti, delicati, vicini ma distanti, poi scopro che sono padre e figlia che passano assieme un pomeriggio in spiaggia, da adulti ormai maturi, che si raccontano della loro vita, con passione, ascoltandosi a turno e tenendosi molto in considerazione. E’ un via vai di situazione a cui non sono abituata per niente . Poco prima di andarcene arriva con poco clamore anche un altra coppia che mi colpisce, si sistemano su un paio di lettini in riva al mare, pare che abbiano lasciato gli applausi parcheggiati fuori, lei massiccia e regale, avanzava affondando i piedi nella sabbia, usando movimenti felpati e misurati come quelli di una pantera che salta da un ramo all’altro, senza far scricchiolare neppure una foglia. Poche parole, grandi intese, era tutto lì.

Rientrando e alla ricerca di un bancomat scopro la Pasticceria Erika a Bagnolo del Salento. Un trionfo. I bambini dormono. Ci facciamo una birretta in piazza circondati dai signori locali che escono da casa in bicicletta e si ritrovano lì, nonostante tutto, a far due parole sempre. La sedia di ognuno è posizionata davanti al capitello del crocifisso e li aspetta dalla sera prima. Terminiamo la vacanza cenando da Zenzero a Cannole, ultima sera come la prima, ma questa volta tifiamo la Juve.

Tutte le chiese, e anche certe curve in campagna, sono addobbate per il mese Mariano, qui è tutto semplice, logico e concentrato, se cerchi qualcosa lo troverai in piazza, che improvvisamente diventa la più bella del reame, curata e inaspettata in mezzo a quel putiferio di cui non capisco niente, sembra il labirinto di Cnosso, sembra impossibile dover passare proprio di lì, sembra impossibile ma alla fine usciamo sempre sulla strada giusta.

Mi sento al sicuro in questa parte di Mondo e in questo tempo in cui vivo,
sono sicura che il gin non finirà.

E’ sabato ed è Otranto. Cerchiamo il chiosco “Maestrale” chiedendo inutilmente del Mistral che non esiste, dobbiamo andare dall’altra parte di quella spiaggia dove eravamo finiti per sbaglio, assieme a ragazzi, famiglie e 2 ruspe che pulivano la spiaggia. Il posto giusto dove andare è il porticciolo, calmo pulito riparato, dove ragazze e signore di una certa età fanno il bagno e si abbronzano. Pranziamo con bambini patatine pizzette e gin tonic. (maniaca1)

Domenica è Gallipoli. Lido Pizzo o Punta della Suina, è comunque un errore perchè oggi c’è scirocco e non si deve assolutamente stare in punta, e sarà una scomodità, ma siamo i padroni del bagno e della spiaggia. Il mare mette fame e finite le scorte andiamo a mangiare a “La Maruzzella”, stra-consigliato, è il posto più bello che c’è, sul mare, dove ti metti in fila e aspetti il tuo tavolo. Tutto è pesce, soprattutto crudo ma non so mai cosa ordinare, uffa, e allora solo cozze e sughetto col pane. Scopro, non so come, la pasticceria “Il pasticiottino”,  e ci voglio andare perchè tanto in spiaggia non ci si sta, è una tortura stare sotto il fuoco incrociato della sabbia, sono 1000 piccole frecce lillipuziane che ti colpiscono in con-ti-nua-zione! Qui è domenica per tutti che sono vestiti a festa, tranne noi che siamo solo ricoperti di sabbia. Scelgo il pasticciottino di nutella, pare che dopo l’olio qui sia l’ingrediente segreto, servito con il mio immancabile caffè al ghiaccio con latte di mandorla. (maniaca2)

Lunedì altro giro altra corsa. Passiamo da Trepuzzi per arrivare a San Pietro Vernotico, un giro! Poi Alberobello. Bellissimo. Quelle casine con il tetto a cupola mi riportano bambina, in un epoca che non ricordo, roba di fate e folletti, ma che mi fa bene al cuore. È tutto curato riverito e servito, ma è troppo turistica. Arrivano a frotte, seguendo la paletta e sapendo chi sono grazie all’adesivo attaccato alla loro maglietta. Il meglio però viene uscendo da lì, lungo la strada di campagna che ci porta a Martina Franca, per il vezzo di un caffè al Bar Tripoli, e la basilica che ci troviamo di fronte ci stende. Continuiamo per Ostuni, non ci accorgiamo che stiamo macinando kilometri perchè è tutto facile, anche il groviglio di stradine in cui ci perdiamo e ritroviamo. La giornata finisce mangiando, che non è più una novità ma un motivo, cibo vero pugliese, quello che cucina tutti i giorni la mamma di Massimo, fave ingroppate, le prime Zucchine, acqua e colorante verde sciolti in bocca, carciofi fritti e carciofi sott’olio, cicorie lessate sono solo un profumo, e un tortino di zucchine fiori di zucca uovo e formaggio. (maniaca3)

Stando qui respiri e pensi che l'ulivo sia l'ultimo albero rimasto sulla terra. 

Martedì si punta la suina, ci avviciniamo e come per tutte le cose fantastiche che succedono, in un istante alzo gli occhi e leggo il cartello Parabita. Oddio è il paese di quell’altra pasticceria, Arte Bianca, costringo tutti ad andare e niente, è come trovare il negozio di Armani dentro il centro commerciale, rallenta tutto, si schiarisce tutto e vorrei solo vivere qui, assaggiare tutto con almeno due caffè al ghiaccio da portare via, messi dentro la loro scatolina come se qui fosse New York tutti i giorni. Si sa l’effetto che fa lo zucchero al cervello, devia, ed infatti tutto questo ci porta sulla strada per Marina di Pescoluse, le Maldive del Salento, qui è la pace, qui è la fine del mondo e quando arriva anche la Ninavi è come un Natale fuori stagione. Poi c’è una famiglia con cinque figli +1 in arrivo, ma non ci credo, quando li sento parlare e li riconosco, xe venessia, mi faccio coraggio e glielo dico che sono bellissimi, sia da vedere che solo da immaginare, perchè alla fine si può fare tutto per essere felici e ognuno fa i suoi conti, perchè in fondo si fanno per tutto:

per restare,

per arrivare a fine mese,

per rimanere incinta di nuovo,

e per tornare di nuovo qui.

Il motivo è sempre una religione, che sia quella di qualcun’altro o solo la tua.

Se lui era il signor paletta, che aveva perso e ritrovato saltando sulla sua bicicletta, 
lei era la signora cinghietta, che le doveva ri-aggangiare tutte, 
ma facendo molto in fretta!

 Chichi

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