Le grand Libero!

Paraddosalmente, lacocacolarossanelfrigo è la cosa peggiore del mondo, ma anche io lo sono e, certe volte, averla lì mi dà sicurezza, sarà che saperla nel mio frigo mi preoccupa meno di saperla al supermercato.


E’ stata una settimana dura, a riprendersi da un esperienza fatta di fatica fisica ed emotiva, passando attraverso tutte le sfumature di consapevolezza, senso di colpa, inadeguatezza, promettendosi che la cosa giusta da fare è cucinare solo per le persone che amiamo. Perchè ho capito ieri sera la fortuna che ho, di sentire la fame e rallegrarmene perchè ho la possibilità e capacità di trasformare il cibo in soddisfazione, in accudimento, in gloria.

Mi sono rotta di tutti quei posti bio che ci sono in giro, di cartine e motori di ricerca per trovarli. Cerco posti che abbiamo cose vere, con un cuore, un motivo e una storia. Il biologico non conta fino in fondo, conta di più il percorso che fai, la logica che ci sta dietro, il prodotto fresco,  stagionale, territoriale. La cultura dell’umido della grotta, del carbone come buccia, della scala appoggiata all’albero, gli spaventapasseri, il ciclo lunare, il colore della terra, quello che ti ha insegnato tuo padre.

In fondo, una delle mie cose preferite è il Vov, nella mia testa è l’incrocio tra un ricordo di mia nonna, una medicina da prendere e il diventare grandi, quando è ora non vado tanto per il sottile con lui, a cercare di cosa è fatto o da dove proviene e non correrò mai più al Naturasi per trovare il suo degno sostituto marchiato biologico.

Perchè ho deciso che voglio mettere sempre meno il piede dentro i supermercati, a parte quelli all’estero, che sono fantastici e fonte di ispirazione, un misto di Zara, il paese dei balocchi e la foresta amazzonica.

Adoro le cose grezze, a metà strada tra la verità e l’emozione. I mercati di Campiaperti, sembrano appesi per il collo in certi postacci della città, che io mi chiedo perché accontentarsi di un angolo simil-post-industriale da cantiere in divenire, dietro il centro sociale chiuso, ma poi l’ho capito, perchè la cosa importante è incontrarsi. E’ vedere, toccare, avere i soldi contati, scegliere tra i banchetti, spiare la vita degli altri in fila, chiedere, rispondere a domande, annusare, sognare una birra con un pezzo di crescenta unta in mano, sandali infilati di corsa, pelli arrossate da abbronzature pomeridiane, odori. Profumo di esseri liberi.

Chichi

Pics: http://cultoftomorrow.tumblr.com/

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