La mia Barcellona, tra impedimento e verità!

Per due notti l’aveva sognato, era brutto e facevo fatica a riconoscerlo.
Le diceva cose amare.
La seconda volta era con la sua nuova ragazza, Eva. Come quella donna che aveva incontrato.
Un ariete insospettabile, fiera di dire che quello che faceva era quello che voleva fare.
E così lei sognava il suo impedimento e la sua verità.
Perchè era stanca che quello che sentiva non coincideva con quello che viveva.

Ti ringrazio per questa vacanza perché è stata bellissima nonostante la partenza sia stata dura e amara, ma ho riso tanto.

Ti ringrazio per Eva, Vilamarì e la vita precedente che ti ha portato fino a qui e fino a me.

Ti ringrazio per la Cerveseria Catalana perché pensavo di sapere tutto e invece è stato bello andare per capire che quel posto non mi piace. Per essere venuta a El Xampanyet, che adoro quel casino lì dove impari a stare al mondo guardando quello che fanno gli altri. Per aver chiesto informazioni per tornare in autobus perchè eravamo troppo lontane e stanche, usando lo spagnolo che conosci. Per i giri in bici, per quella fantastica liutaia scoperta per caso che accordava suonando. Per la Barceloneta che non avevo mai visto e per stare in spiaggia incuranti del resto. Per Jai-ca che dovevamo entrare solo per un caffè e abbiamo finito per deliziarci, per quella tortilla gigante, per la polpetta di bacalau più buona del mondo e per la sua ricetta chiesta e scritta sul merletto che appoggiano sui piatti. Per El Born bellissimo e preferito, e per perdersi cento volte. Per seminare il terrore fuori e dentro la pista ciclabile. Per aver inchiodato davanti Tiny Cottons che finalmente avevo trovato.

Per quella porta a vetri addosso alla quale mi sono schiantata pensando invece di uscire.

Per avermi portato fino a su, fino a Tibidabo e per la faccia che devo aver fatto elemosinando di fermarci alla terrazza panoramica.

Per aver sempre bisogno di sole ma tornare spesso nella tua ombra

Per sparire troppo spesso il primo giorno e non farlo più alla fine.

Per il Macba e stare lì a guardare quei ragazzi allenarsi insistentemente, con lo skate e i balli e il freestyle e la break dance ammirandosi sullo specchio del museo, a ragionare su come crescono liberi i ragazzi lì e come invece si cresce in città troppo chiuse moraliste e bigotte.

Perchè pensavo di poter stare senza di te, e invece no.

Perchè quando parti è tutto figo quello che lasci, ma quando torni odi tutto e tutti.

Perchè sono appena atterrata, ma ho già bisogno di tornare e vedere quello che ho lasciato, e la prossima volta inizio da Chok e con il Van van market.

Sono andata a Barcellona per potermi permettere di sbagliare.

Chichi

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