La corsettara!

Perchè quando hanno pronunciato quella parola, quella che la incorniciava perfettamente, mi si è aperto davanti il portone del suo palazzo e di tutto il suo mondo.

Lei è Fiammetta Pancaldi, è una designer, fa vestiti di alta moda, da sera e da sogno, che vedere così da vicino ti sembra come di averli indossati anche tu, fa questo lavoro a Bologna con decoro e riservatezza e senza il bisogno di dire niente a nessuno. Ed è una corsettara, l’ultima da 4 generazione, ed io non credevo potesse esistere una parola tanto bella per definire una cosa che non vedi, che dai per scontato e di cui non ti preoccupi molto, ma che definisce perfettamente la struttura che è, un caposaldo che permette di andare oltre, passando da rigidità e compostezza nella forma per arrivare a leggerezza ed assenza nella sostanza.

Lo scorso tre dicembre sono stata invitata dalla mia amica Isella, addetta stampa che ha seguito tutto l’evento, all’inaugurazione al pubblico del progetto Filanda22, ed io sono stata così fortunata non solo di vedere questo spazio, ricco di storia e di storie, che ospita un laboratorio-atelier di alta moda, una scuola di alta sartoria (Ambo), l’archivio storico di famiglia, un servizio di sartoria fatta su misura (Bespoke), una linea di abiti da lavoro (Albo), una collezione pret-a-porter chiamata Fiammetta Pancaldi, ma anche di sentire un cuore battere.

Questo posto apre cento nuove possibilità, è un luogo di incontri e di conversazioni femminili, di sfide e di realizzazioni, di scoperte e di ricchezze, ed io ho deciso di darne subito una anche a me, perchè quella sera mi sentivo come un pesce fuori dall’acqua, ero nuova, non conoscevo nessuno mentre tutti parevano ben noti l’uno all’altro, e mi sono detta “bevi un bicchiere di champagne e poi vai” e così ho fatto foto, ho chiacchierato e mi sono rimaste appiccicate addosso più cose di prima.

Ho catturato molto con gli occhi e con le mie sensazioni: il significato dei melograni; gli abiti perfettamente confezionati con carta da cartamodello decorata dall’intervento grafico di un writer e tenuti assieme da semplici spilli; la tela Massaua, un cotone blu intenso e pulito usata per abiti da lavoro nella ristorazione; le sarte che sono uscite dal loro luogo abituale e, indossato un camice bianco da atelier impreziosito dal ricamo sul fondo di ago e filo, sono andate incontro agli ospiti, che sembrava di essere a Parigi; il buffett a cura di Caciosteria dei due Ponti  fatto solo di selezionatissimi e buonissimi formaggi, una mortadella, una cheesecake, vini e acqua ed il signor Domenico che mi ha raccontato della sua passione per il valore del cibo alla sua origine e per i dolci scomposti. Ero estasiata.

Li guardavo e negli occhi vedevo la sicurezza delle mani, che all’indomani nonostante tutta la stanchezza del mondo, si sarebbero messe all’opera di nuovo e da sole.

 

Chichi

2 Comments
  • Monica

    15 Gennaio 2016 at 17:21 Rispondi

    Che meravigliosa esperienza!

    • Chichi

      15 Gennaio 2016 at 21:00 Rispondi

      si bellissimo

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