I am a sponge!

"La mise rose et le mise bleue".

Rivolevo mio figlio ma dovevo aspettare. Sognavo di dimenticarmi tutto e di perdere tutto, ma era solo la sua mancanza che mi batteva in testa come quella benedetta campana di Sirolo, che suonava tutte le ore e anche i quarti, per dirti dove sei. Lui stava bene ed io ero solo, e di nuovo, la solita madre che soffre di distacco e di lontananza.

Era un’estate iniziata così, con gatti che cadevano dal cielo e piccoli aquilotti che volavano in mare. Con un mare strano, mai visto in estate un mare invernale. Un mare mosso fatto di onde inaspettate che potevano arrivare e prenderti all’improvviso, che permetteva ai pochi surfisti di uscire e ai windsurfisti di non stancarsi mai, mentre quelli che restavano sulla spiaggia, potevano solo stare a guardare.

Osservavo quei segnali della natura e li aggiungevo alla lista, un pò mi facevano paura e un pò mi confortavano, sembravano conferme a continuare, ad addentrarmi di più in quella materia tortuosa in cui mi ero messa.

C’era stato un tempo in cui scappavo dal sole, mi rifugiavo nell’unica e minima ombra presente, possibile e inimmaginabile. Mi ricoprivo di crema a tutte le ore e in ogni zona del corpo, soffrivo il caldo e stare orizzontale, non mi rilassavo mai, era come una battaglia tra me ed il re sole, tra Nettuno e Apollo. Poi, crescendo ho scoperto e migliorato i miei limiti, ho amato follemente stendermi di traverso lungo il pontile e sulle rocce scomode e calde trovare pace. Ma io comunque restavo bianca, un pò mi vergognavo e un pò soffrivo, perché, anche se restavo lì-sotto-distesa non diventavo mai più scura, rimanevo quella diversa, lo sono sempre stata, e in fondo un pò mi piaceva.

Ogni sera misuravo i miglioramenti del segno del costume allo specchio, e mi pavoneggiavo solo con me stessa e nei miei piccoli sogni erotici, dove qualcuno impazziva scoprendo quel segreto. Ora che qualcosa è cambiato, prendo anche un bel colorino, come dice mia madre, che misura lo stato della mia salute con il segno dell’abbronzatura. Ora che non mi importa più niente, sto distesa e mi piace sentire la pelle scaldarsi e tirare un po’. Ora che non è né fatica nè vanto, mi ritrovo con dei piedi scuri come se fossero sporchi e, una faccia che fatico a riconoscere allo specchio, ma continuo a cambiare e lascio fare.

Penso intensamente a cosa sono. Sono una donna, sono una madre, amo scrivere ma non sono una scrittrice, amo cucinare ma non sono una cuoca. Cosa cacchio sono. Sono una spugna.

photo credits Issue 2 @thefashionablelampoon

Chichi

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