And you never get old and the champagne’s always cold!

When it is time to wait, you must wait.

 

Eccola, di nuovo un altra domanda per me, un altra ossessione che mi insegue.

Ci amiamo gli uni e gli altri per quello che siamo, o solo per quello che rappresentiamo? E tu mi amerai di più (o di meno) perché sono io, perché senti qualcosa dentro, di umano o di irrazionale, o solo perché io rappresento qualcuno o qualcosa per te. Dobbiamo necessariamente fermarci davanti allo status di ognuno, qualunque esso sia, e aspettare di scoprire quello che sarà il destino delle nostre relazioni?

Femmina e maschio

Madre e padre

Figlio e figlia

Sorella e fratello

Amica e amico.

Solo se tu sarai la moglie di mio figlio o la sorella di mio marito sarò autorizzata a parlarti, oltre non c’è niente, come nei bei vecchi tempi antichi, era tutto più semplice, tu sei, pertanto esisti. Mi chiedo allora dove nasce la confidenza? E, dove finisce la spontaneità? Perché prima che essere dei “simili” siamo tutti fottutamente “diversi” e, prima che i nostri sentimenti si possano esprimere, verrà fuori la nostra natura.

Ci sposteremo più in là di un posto se su quella sedia è seduto qualcuno che proprio non ci piace, mentre accetterò subito il consiglio, lo stesso che mi aveva dato già mille volte mia madre, ma da quella persona incontrata una sola volta, solo perché aveva le mani curate, i braccialetti perfettamente mixati tra loro, per quella gonna, la camicia e le scarpe, perché mi piaceva spontaneamente e naturalmente, perché il mio animo verso quello tendeva e si riconosceva.

Non possiamo liberare i nostri sentimenti e lasciarli andare liberamente incontro al prossimo, dobbiamo misurarli, ingabbiarli, pulirli, perché il mondo forse non è pronto per tutto questo.

Chichi

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