I 300 scalini!

Domenica abbiamo fatto una mini gita, approfittando della tregua dalla pioggia incessante di sabato e complice un sole caldo ed invitante, e abbiamo salito i 300 scalini del Parco del Pellegrino per la Festa degli Alberi.

Siamo entrati in questa avventura fatta della terra di un un orto sinergico, di una rappresentazione teatrale con la natura che consigliava piuttosto di festeggiare il giorno dell’inquinamento, più adatto alle nostre azioni che alle nostre promesse, e di una cucina da campo. La vista da lassù subito appassiona, con una Bologna lontana e silenziosa ai miei piedi da una parte, ed il santuario di San Luca inaspettatamente lì dall’altra, ma poi con la città continuamente sott’occhio mi sento come sotto il richiamo delle sirene per Ulisse, sempre un pò schiava.

Abbiamo partecipato alla piantagione di una pianta di fico di antica varietà, ad opera di Sergio Guidi (ARPA EmiliaRomagna), esperto di frutti antichi e forse l’unica figura che mi convinceva perchè non rappresentava nessuno se non se stesso, con i bimbi che suonavano le maracas e scoprivano che colore ha la terra argillosa dell’emilia e quanta vita c’era là dentro. Ho potuto scoprire il significato della vite che piange, perchè le temperature calde dei giorni successivi alla sua potatura, le hanno fatto sbagliare ciclo vitale e l’acqua che risaliva dalle radici fino alle estremità finiva per penzolare gellificata di fuori.

I bambini giocavano spensierati mentre io e Marta ci raccontavamo le ultime cose, restando il più possibile ferme-con-la-faccia-al-sole-come-lucertole-sul-muro, e valutando la nostra avventura ancora a metà strada tra quello che siamo e quello che vorremmo essere.

Ma sono tutti giorni utili ed intensi, e sempre di più credo che ognuno di noi si debba rendere conto che non è più il tempo per avere tutte e tante scelte a disposizione, ma piuttosto di cambiare modo di pensare, abituandoci ad avere meno scelta per cambiare le nostre abitudini, il famoso less is more è buono anche qui, perchè sempre di più libertà significa coscienza, e significa chiedersi da dove provengono le milioni di merci che troviamo ogni giorno sugli scaffali, e pensare ai segni e agli scarti che lasciano dietro di loro su terra, acqua, aria ed esseri umani. Sono rimasta profondamente colpita e sconvolta dall’aver appreso che non c’è differenza tra l’incidenza del consumo di carne da agricoltura convenzionale ed il consumo di carne da agricolura biologica sull’inquinamento globale, perchè l’unica vera differenza non la fa un sano comportamento etico, la raccolta differenziata o blablabla, ma chi persegue un alimentazione di tipo vegetariana e/o vegana.

Ora io non voglio dire a nessuno cosa deve fare della propria vita, peccato però che la vita degli altri incida in egual misura se non maggiore anche sulla mia, e perchè mi sono rotta di quelli ‘che non è mai colpa loro’, ‘che non hanno fatto nulla loro’, mi sono rotta della gente che se ne frega, che non prende mai una posizione e ti lascia, fare e decidere, sempre a te.

Chichi

 

 

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